DL Clima, la conversione in Gazzetta. Ecco i primi passi.

DL Clima, la conversione in Gazzetta. Ecco i primi passi del Green new deal.

La Camera approva cinque mozioni sull’emergenza climatica con impegni su efficienza e fonti rinnovabili

Sono diciotto, in totale, gli articoli previsti dalla legge 12 dicembre 2019, n. 141, di conversione del DL Clima (entrato in Parlamento a ottobre con soli nove articoli) pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale n. 292 del 13 dicembre 2019 insieme al testo coordinato. Il provvedimento rappresenta “un contributo concreto affinché si segni una svolta nelle politiche ambientali italiane”, come ha spiegato il ministro Sergio Costa, per il quale si sta “iniziando a dare attuazione al Green new deal” attraverso questi primi piccoli passi.

All’art. 1, si ricorda, è prevista l’approvazione del Programma strategico nazionale per il contrasto ai cambiamenti climatici e il miglioramento della qualità dell’aria, oltre all’istituzione del tavolo permanente interministeriale sull’emergenza climatica presso il Minambiente.

Con l’art. 1 bis, invece, il Cipe assume la denominazione di Comitato interministeriale per la programmazione economica e lo sviluppo sostenibile (Cipess).

L’art. 2 istituisce il Programma sperimentale buono mobilità con una dotazione di 255 milioni di euro ripartiti fino al 2024, mentre l’art 4 ter destina una quota dei proventi delle aste 2020-2022 di competenza del ministero dell’Ambiente al rifinanziamento del fondo per Non sono bastate due settimane di negoziati (due giorni in più del previsto) per trovare un compromesso sulle regole internazionali di scambio delle quote di CO2, una delle principali questioni all’ordine del giorno della conferenza sul clima Cop 25 di Madrid. I 3.800 delegati che hanno partecipato ai 65 eventi organizzati nella capitale spagnola non sono riusciti infatti a trovare un’intesa sulla definizione dell’articolo 6 dell’Accordo di Parigi, che prevede una cooperazione internazionale per arrivare in prospettiva a un prezzo unico mondiale della CO2. L’oggetto del contendere riguarda in particolare i Clean development mechanism (Cdm), attraverso i quali i progetti di riduzione delle emissioni nei Paesi in via di sviluppo possono ottenere i crediti certificati (Cer). A Madrid si sarebbe dovuto concordare un sistema per evitare il problema della doppia contabilizzazione dei crediti sia per il Pase in cui viene realizzato il progetto che per il soggetto promotore dell’iniziativa Cdm. La bozza di intesa sul “double counting” è naufragata per la strenua opposizione di alcuni Paesi, in primis Brasile e Australia, che puntano ad ottenere il massimo (in termini di crediti di assorbimento della CO2) dal loro gigantesco patrimonio forestale. “Non siamo riusciti a trovare un consenso”, ha ammesso la ministra cilena dell’Ambiente Cristina Schmidt, che ha presieduto la Cop 25, assicurando tuttavia che “abbiamo fatto progressi che ci saranno utili per raggiungere un accordo sull’articolo 6 entro l’anno prossimo”. Scarsi progressi si sono registrati però anche sul fronte del “Loss and damage”, il meccanismo finanziario destinato ad aiutare i Paesi più vulnerabili dal punto di vista climatico. In questo caso, a puntare i piedi sono stati soprattutto Usa, Giappone e Arabia Saudita, preoccupati per i risvolti economici. I nodi del “double counting” e del “Loss and damage” saranno di nuovo affrontati il prossimo giugno a Bonn, nella speranza di arrivare a un’intesa alla Cop 26 in programma a fine 2020 a Glasgow. Proprio a Madrid, il Regno Unito ha assunto formalmente l’impegno ad ospitare la prossima conferenza sul clima in partnership con l’Italia, che organizzerà a Milano la pre-Cop e la Cop dei giovani e a Roma un evento dedicato all’Africa. Il segretario generale dell’Onu, António Guterres, non ha nascosto la sua “delusione” per l’esito della Cop 25, ma ha comunque sottolineato che “siamo arrivati molto più vicini all’accordo rispetto al passato”. Adesso, ha sottolineato Guterres, “dobbiamo guardare avanti: il 2020 dovrà essere l’anno di una maggiore ambizione”. L’Accordo sul clima, insomma, dovrà trovare non solo una concreta attuazione, ma anche un’accelerazione per recuperare il tempo perso negli ultimi anni (QE 29/11). La storica intesa raggiunta cinque anni fa a Parigi, però, poté contare su un’alleanza tra gli Usa di Obama e la Cina, le cui relazioni si sono fortemente deteriorate nell’era Trump. Sarà dunque fondamentale il ruolo guida dell’Unione europea. il miglioramento della qualità dell’aria nei centri urbani previsto DL 21 febbraio 2005, n. 16. L’art. 4 quater istituisce il titolo di “Capitale verde d’Italia” assegnato annualmente dal Cdm a un capoluogo di provincia distinto per progetti su qualità dell’aria, mobilità sostenibile, economia circolare e ambiente. Per fronteggiare le procedure d’infrazione 2003/2077 in materia di discariche abusive l’art. 5 dà disposizioni sul personale di cui può avvalersi il commissario unico e, inoltre, prevede la nomina di un nuovo commissario su depurazione, collettamento e fognatura. L’11 dicembre, intanto, l’aula della Camera ha approvato cinque mozioni in tema di emergenza climatica che, in generale, declinano la tutela ambientale e l’economia circolare in molti settori. In particolare, la mozione riformulata Muroni 1-00181 impegna il Governo a “riconoscere lo stato di emergenza ambientale e climatica nel nostro Paese, promuovere l’inserimento del principio dello sviluppo sostenibile nella Costituzione, rafforzare le misure contenute nel Piano nazionale integrato energia-clima per dare piena attuazione agli impegni adottati nell’ambito dell’Accordo di Parigi, procedere alla ricognizione degli incentivi esistenti per l’efficientamento energetico, pervenire alla progressiva riduzione dei sussidi ambientalmente dannosi, sostenere a livello europeo la proposta di arrivare alla carbon neutrality entro il 2050”. La mozione riformulata Molinari 1-00298 impegna invece l’Esecutivo a valutare l’opportunità di realizzare un piano per il green new deal che, tra l’altro, realizzi la transizione energetica puntando su efficienza e rinnovabili. Nel testo a firma Meloni 1-00299, anch’esso riformulato, l’impegno “ad adottare iniziative per definire quelle attività antropiche che contribuiscono, direttamente o indirettamente, all’incremento delle temperature con chiari indirizzi per una loro graduale diminuzione: centrali elettriche a carbone o a olio combustibile, incenerimento dei rifiuti anche legati alla produzione di energia, trasporto su gomma, riscaldamenti con combustibili fossili, deforestazione, consumo del territorio in particolare attraverso l’espansione delle città”. La mozione riformulata Labriola 1-00300 chiede “iniziative per varare un reale ed efficace piano per la mobilità urbana ecosostenibile, attraverso l’introduzione di incentivi fiscali per cittadini e imprese, misure di semplificazione, nonché una capillare diffusione delle infrastrutture necessarie per la mobilità elettrica”. Infine, la riformulata Cunial 6-00094 con l’impegno a “favorire politiche di risparmio della risorsa idrica e di efficientamento della sua produzione e della rete di distribuzione, di raccolta e gestione di risorse meteoriche e di recupero a fini di riuso e ambientali nei sistemi domestici e collettivi”.

FONTE: Quotidiano Energia
IMMAGINE: Freepik

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